NOTE SU CARMELO LAVORINO

Carmelo Lavorino è Direttore del CESCRIN (Centro Studi Investigazione Criminale), fondatore e direttore della rivista Detective & Crime (1993) (on line detectivecrime.com).

È iscritto all'Albo dei Periti Criminologi del Tribunale Penale di Roma come "Criminologo-Criminalista".

Criminologo, criminalista, investigatore, analista della scena del crimine e profiler, si è interessato professionalmente di oltre duecento casi d'omicidio, fra cui:

  • il delitto di Via Poma, vittima Simonetta Cesaroni, imputato Federico Valle 1996-1997, imputato Raniero Busco 2011-205;
  • i delitti del Mostro di Firenze (processo contro Pietro Pacciani);
  • i delitti di Donato Bilancia, il serial killer della Liguria, dei treni e rapinatore;
  • il delitto di Arce, vittima Serena Mollicone, imputato Carmine Belli;
  • il rapimento e l'uccisione del piccolo Tommaso Onofri, imputata Antonella Conserva;
  • il delitto di Cogne, vittima Samuele Lorenzi, imputata Annamaria Franzoni;
  • l'omicidio del ballerino di Scauri Igor Franchini, imputato Giovanni Morlando;
  • l'uccisione di Samantha Fava, imputato Tonino Cianfarani;
  • omicidio di Katya Tondi, imputato Emilio Lavoretano;
  • casi di morte equivoca (il delitto della Lungara, Roma, vittima Claudia Agostini; l'uccisione del brigadiere dei Carabinieri Salvatore Incorvaia, Vimercate-Monza; la morte del fisico ascolano Rodolfo Manno; la morte del giovane romano Umberto Cocco; l'omicidio dell'imprenditore viterbese Mario Natali...);
  • cold cases e revisioni di processi, fra cui  la revisione del processo a Massimo Pisano condannato all'ergastolo e riconosciuto innocente dopo sette anni di ingiusta detenzione.

Consulente criminologico criminalistico investigativo, specializzato in “analisi scena del crimine”, consulenze tecniche, indagini penali, “relazioni tecniche investigative” e in “analisi criminale sistemica”.
Organizzatore e coordinatore di pool tecnici e investigativi.
Esperto in “management dell'investigazione criminale”.
Esperto in BPA (Bloodstain Pattern Analysis – Analisi dello schema di formazione delle macchie di sangue”.

Già: docente universitario in "Tirocinio sopralluogo e scena del crimine", docente in “Protezione delle istituzioni, persone ed eventi” e relatore su diversi argomenti di criminologia, criminalistica, investigazione e sicurezza, presso l'Università di L'Aquila al Corso di laurea Scienze dell'investigazione; docente per i Corsi UniLink Campus di Roma, per il Collegio Detectives della Catalunya di Barcellona, per la Forcom (Consorzio InterUniversitario Master triennale di formazione ed aggiornamento professionale in criminologia clinica e psicopatologia forense), per diversi corsi delle Camere Penali di Cassino, dell'IPA (International Police Assn.), per la MAFS (Mediterranean Academy of Forensic Sciences), per il SIMEF (Studio Indagini Mediche e Forensi), per il FORMED di Caserta.

Già: Investigatore privato autorizzato alle indagini penali dalla Prefettura di Roma; Membro WAD  World Association of Detectives come Esperto in Consulenze Criminalistiche e Criminologiche e in Sicurezza; Consulente della FEDERPOL (Federazione Italiana delle Polizie Privati e degli Istituti di Sicurezza e Vigilanza) per l’organizzazione, la pianificazione e la coordinazione di strategie investigative e della sicurezza1997; Investigatore Collaboratore della Tom Ponzi Investigations; Socio AIPROS Associazione Italiana Professionisti della Sicurezza; Socio MAFS (Mediterraneam Academy of Forensic Sciences); Socio Benemerito dell’ANEB (Associazione Nazionale Esperti Balistici); Socio CPI (Collegio Periti Italiani) - Categoria Criminalistica sub-categoria Analisi e comparazione della grafia e Analisi scena del crimine.

Ha scritto quattordici libri e oltre 500 saggi sulle tecniche investigative e di analisi criminali.

È stato consulente della TaoDue Film per il film "Il delitto di Via Poma", regista Roberto Faenza.

È esperto di difesa personale ed arti marziali, Maestro di Karate cintura nera grado superiore.

È stato il precursore in Italia dell'esigenza di impostare un protocollo investigativo di base e del metodo investigativo sistemico di integrare in modo armonico le varie discipline d'indagine, criminologiche, criminalistiche, d'intelligence e forensi.

Ha elaborato un metodo di analisi investigativa criminale sistemica noto come Metodo MOCCI (Modello Operativo Criminalistico Criminologico Investigativo), formato da 23 fasi analitiche, procedurali ed operative dove analizza ogni elemento del caso da risolvere sia a livello fattoriale che globale ed interrelato, avvalendosi dell'apporto interdisciplinare della criminologia come scienza del comportamento, della criminalistica come investigazione scientifica e della traccia, dell'investigazione come ricerca logica dei vari "Cosa? Dove? Quando? Come? In che modo? Perché? Chi?".
Ha ideato lo strumento di analisi criminale noto come Triade Criminodinamica, basato sul presupposto che ogni criminale (che indica come S.I., cioè Soggetto Ignoto) nell'ideare ed agire il progetto criminoso (singolo o seriale) mette in essere tre tipi di comportamenti ed atti del tipo sistemico: 1) atti di modus operandi esecutivi, tecnici e procedurali; 2) atti matrice psicologica, ritualistici e simbolici; 3) atti di modus operandi per depistare, prendere distanza dal crimine e "farla franca", così lasciando sulle scene e sui percorsi critici del crimine effetti di tali comportamenti.
Ha impostato altri strumenti di analisi criminale investigativa, quali la MACREV (Matrice Cronologica della Ricostruzione degli Eventi), la MALMEV (Matrice Logistica del Management degli Eventi), la TAPEC (Tabella delle Possibilità Esecutive del Crimine), la MOCO (Matrice Organizzativa Cronologica dell'Omicidio).

Libri pubblicati

  • 1992, Il Mostro di Firenze, la teoria finale. EmmeKappa.
  • 1993, Pacciani Connection. EmmeKappa.
  • 1994,  Il Mostro di Firenze e il caso Pacciani. EmmeKappa.
  • 2000,  Analisi Investigativa sull’omicidio. EmmeKappa.
  • 2002,  Cogne: Analisi di un delitto “perfetto”. EmmeKappa. 
  • 2003,  Il Metodo MOCCI. Criminalistica Criminologia Investigazione. EmmeKappa.
  • 2006, Cogne – Delitto Infernale. Tullio Pironti Editore.
  • 2007, Scene del crimine. Editore Aliberti Editore.
  • 2008, Il delitto di Arce. Edizioni Ciarrapico.
  • 2010, Il delitto di Via Poma, sulle tracce dell’assassino. Albatros – Il filo.  
  • 2011, Via Poma. Inganno strutturale. Cescrin.
  • 2011, Scena del Crimine e Tracce Criminali. Cescrin.
  • 2013, Sicurezza anticrimine e Investigazione criminale. Cescrin.
  • 2017, Donato Bilancia, nella mente del serial killer. De Ferrari.

Su molti delitti (1) ha anticpato il profilo criminale del soggetto ignoto, (2) ha avanzato e presentato ipotesi di lavoro originali e antitetiche a quelle ufficiali e/o della controparte processuale o investigativa. Alcuni esempi.

OMICIDIO YARA GAMBIRASIO

Nel febbraio 2001, tre mesi dopo la scoperta del corpo di Yara Gambirasio e trexx anni prima della cattura di Massimo Bossetti, tracciò il seguente profilo del soggetto ignoto, pubblicato dai media e riportato da alcuni emittenti, fra cui TG5, RAI Uno e SKY.
È il ''Classico soggetto insospettabile, di buona famiglia, con dei figli della stessa età della vittima e che gode della sua fiducia, proprio perché era considerato soggetto non pericoloso e che ha potuto abbattere le difese della vittima grazie al rapporto di frequentazione, di conoscenza e di fiducia''.
Circa 40 anni. Si presenta come "timorato di Dio", affettuoso e premuroso padre di famiglia.
È un territoriale.
Manovale. Con proprio mezzo di trasporto, verosimilmente un furgone.
Ha perso il controllo, ha cercato di effettuare un'aggressione del tipo sessuale nei confronti della piccola Yara, ma quando ha capito di essere andato oltre, ha temuto di essere denunciato e di perdere il rispetto e la dignità e di vedere infangata la propria situazione sociale: così è passato all'atto distruttivo aggressivo'.
È il predatore occasionale che approfittando della situazione, delle opportunità e della vulnerabilità vittima, slatentizza l'istinto assassino dopo quello sessuale aggressivo, perde il controllo, si fa dominare dalle fantasie sessuali e dai desideri repressi: perde il controllo, ghermisce, attacca, colpisce, uccide.

 

OMICIDIO DELL'AVVOCATO MARIO PICCOLINO DI FORMIA – 30 MAGGIO 2015

Tre ore dopo l'omicidio dell'avvocato Mario Piccolino, in Formia (Latina), mentre tutti ipotizzavano che si trattava di "omicidio a opera di un killer professionista della Camorra", rilasciò le seguenti dichiarazioni.

Comunicato del 30 maggio 2015

Considerati il modus operandi e la dinamica omicidiaria, appare che l'assassino non sia un killer professionista e che il movente sia del tipo personale, emozioniale ed espressivo. Ciò per una serie di fattori, fra i quali: il killer ha lasciato tracce biologiche, dattiloscopiche, mnestiche, visuali e descrittive; il colpo UNICO alla fronte è sinonimo e firma psicologica di motivo personale, di vendetta intima e di rancore; l'avere lasciato vivo il testimone oculare depone per un killer non professionista che ha come unico obiettivo l'eliminazione del bersaglio odiato; l'arma è abnorme un killer professionista; il messaggio simbolico e di disprezzo del killer è del tipo "ti raggiungo nella tua tana, ti umilio, ti domino, ti sparo in fronte (annichilimento totale) e chiudo la scena".

Comunicato del 1° giugno 2015- Non parliamo di killer professionista

Ho letto che il killer sarebbe un professionista perché ha esploso un colpo solo dall'alto verso il basso facendo inginocchiare la vittima (come nel film Gomorra). Attenzione: il killer professionista (nella fattispecie sarebbe un itinerante) non lascia tracce di sé, esplode il colpo di grazia, elimina i testimoni, si traveste, si mimetizza, non si fa notare e tanto meno descrivere; e studia la via di fuga per farla franca.
Il killer di Mario Piccolino si è comportato da perfetto dilettante, quindi non è un professionista: tertium non datur!
Come mai un colpo dall'alto verso il basso nonostante l'assassino sia stato descritto basso e la vittima invece era alta e nonostante non vi sia stato nessun inginocchiamento? Come mai una linea di sparo anomala e contraria alla logica delle cose e delle descrizioni?
È ovvio, per chi s'intende di omicidi e di balistica, che fra aggressore e vittima si è svolta la c.d."interazione dinamica omicidiaria" ed è palese che non vi è stato alcun "inginocchiamento forzato alla Gomorra per umiliare la vittima". Trattasi di dinamiche naturali e complesse!
Un colpo solo alla fronte con un proiettile di piccolo calibro? È un gesto omicidiario altamente simbolico e significativo della volontà di sbarazzarsi di una persona odiata esploso da un dilettante e non da un professionista. Il professionista esplode il colpo di grazia cosa che nella fattispecie non è accaduta, specialmente se il calibro è piccolo.

Comunicato del 2 giugno 2015 Non credo alla mano ferma e decisa del killer professionista che spara a distanza ravvicinata

Ho il sospetto che da quando ho dichiarato che il killer di Mario Piccolino non è un professionista, si è formato per volontà "divinatoria" un gruppo spontaneo che, per motivi di pregiudizio e di scuderia, ha prodotto dichiarazioni contraddittorie. Difatti, prima ha voluto il killer "professionista commissionato dalla camorra per motivi di camorra", poi il "killer alle prime armi" sempre incaricato dalla camorra; successivamente il killer professionista e basta, ora, dulcis in fundo: "killer con mano ferma, decisa, precisa e determinata perché non ha sbagliato bersaglio, perché ha colpito da distanza ravvicinata".
Mi chiedo: ma come si fa a dire che la mano che ha sparato è ferma e decisa? Non si tratta certamente della ferita di un colpo di pugnale, dove si può valutare se la mano è ferma o tremante, se il colpo è stato sferrato con forza e determinazione, oppure con indecisione e braccio non fermo e contratto. E poi, se il colpo è stato esploso a 5 cm dalla fronte come faceva l'assassino a sbagliare, visto che era intenzionato a uccidere con quella pistola puntata alla fronte?
E perché mai un assassino che colpisce la testa della vittima posta di fronte e vicina, deve essere definito "professionista dell'omicidio"? Solo perché ha avuto "il coraggio" di puntare l'arma a quasi contatto con la fronte della vittima? Ma si conosce la regola che è vietato e pericoloso avvicinare la pistola alla vittima...addirittura con un testimone amico della vittima che può intervenire?
Il killer ha sparato ed ha ucciso perché doveva e voleva farlo, perché era vicino al bersaglio, ma non per questo è uno specialista dell'omicidio a pagamento, un killer di professione, uno specialista del colpo singolo. L'ho spiegato diverse volte e lo ribadisco, ripetita juvant: 1) il killer ha lasciato proprie tracce biologiche, dattiloscopiche, mnestiche, visuali e descrittive che senza ombra di dubbio lo incastreranno; e un professionista queste cose non le fa; 2) il colpo UNICO alla fronte a distanza ravvicinata è sinonimo e firma psicologica di motivo personale, di vendetta intima e di rancore; manca il colpo di grazia: un killer professionista queste cose non le fa; 3) l'avere lasciato vivo il testimone oculare depone x un killer non professionista che ha come unico obiettivo l'eliminazione del bersaglio odiato; 4) il messaggio simbolico e di disprezzo del killer è del tipo "ti raggiungo nella tua tana, ti umilio, ti domino, ti sparo in fronte (annichilimento totale) e chiudo la scena"; 5) un killer professionista non lascia il testimone visivo dell'omicidio in vita, lo elimina, inoltre si traveste, si travisa.
Quindi, non inventiamo la favoletta della mano ferma e decisa perché il colpo è stato esploso a contatto e non a distanza.
Ultimo ma non per questo ultimo (last but not least): un killer professionista MAI si avvicina alla vittima e MAI punta l'arma a pochissimi centimetri di distanza, se lo facesse correrebbe troppi rischi...addirittura con un testimone presente!!!
Morale della storia: 1) l'assassino di Mario Piccolino non può essere un sicario professionista specialista perché ha trasgredito TUTTE le regole del killer professionista; 2) il colpo di pistola esploso a distanza ravvicinata non può essere giudicato con le caratteristiche della precisione, della freddezza e della fermezza in quanto tale comportamento è indicatore di dilettantismo.

Comunicato del 16 giugno 201, giorno della cattura di Michele Rossi, l'assassino di Mario Piccolino

La tecnica/arte del Criminale Profiling è scienza, strumento investigativo e logica. Se si parte da pregiudizi, da emozioni e coinvolgimenti personali, ambientali, ideologici e d'interesse personale SI SBAGLIA. Il profilo si traccia studiando con freddezza il modus operandi, la scena del crimine e i luoghi, la vittimologia, i movimenti del soggetto ignoto e i rischi corsi, l'arma del delitto, le vie di fuga, lo stile, i livelli criminali ...ed altro!
Attaccare il somaro dove vuole il padrone è un errore che il profiler non deve assolutamente fare, ma per fare questo deve essere freddo, non coinvolto, distaccato, analitico e osservatore.
Ho spiegato per tre volte perché NON ERA UN KILLER PROFESSIONISTA, fra poco pubblico quello che scrissi e dichiarai quando IL CUORE, LA MENTE E GLI INTERESSI IDEOLOGICI AMBIENTALI E INFORMATIVI VOLEVANO IL KILLER PROFESSIONISTA DELLA CAMORRA.
Omnia munda mundi.
Mizu no kokoro, tsuki no kokoro (la Mente come l'acqua, la Mente come la luna).

OMICIDIO DI TOMMASO ONOFRI

Ipotesi Lavorino. Il bambino è stato rapito da Mario Alessi e Salvatore Raimondi su incarico di una congrega di soggetti che odiavano a morte per motivi di pedofilia Paolo Onofri, padre del piccolo, e volevano fare soffrire all'inverosimile i suoi genitori. L'ordine era di condurre il bambino al bosco dei bissi, ucciderlo, sotterrarlo sotto un cumulo di letame e materiale stallatico, ponendogli accanto due siringhe per la mastite della vacche (simbologia molto forte di “figlio di vacca da curare”) e lasciarlo lì sotto per molti anni: cosa che i due rapitori fecero. I genitori non avrebbero mai dovuto sapere se il figlioletto fosse vivo o morto: il dubbio logora e fa soffrire qualunque  tremenda verità. I genitori erano stati condannati a questo terribile supplizio di Sisifo e di Tantalo.
I due rapitori furono individuati ed arrestati perché Raimondi, pregiudicato, aveva lasciato una propria impronta digitale sul nastro adesivo usato per immobilizzare i familiari del piccolo. Raimondi per non essere condannato all'ergastolo mise in mezzo la convivente di Mario Alessi, Antonella Conserva accusandola di essere la mente organizzativa del rapimento e di avere prelevato Mario Alessi dopo l'uccisione del bambino.